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Gli ultimi anni - La vita - Oriana Fallaci

Gli ultimi anni - La vita - Oriana Fallaci

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Gli ultimi anni - La vita - Oriana Fallaci

Gli ultimi anni - La vita - Oriana Fallaci

Gli ultimi anni - La vita - Oriana Fallaci

L’ultimo servizio fotografico a Oriana è quello di Oliviero Toscani del 1990 in occasione dell’uscita di Insciallah

Il 29 settembre del 2001 il «Corriere della Sera» pubblica La Rabbia e l’Orgoglio, una lunga lettera che segna il veemente ritorno di Oriana Fallaci sulla ribalta della scena italiana e internazionale.
Dopo anni di ritiro e di silenzio per dedicarsi alla grande saga della sua famiglia e combattere la sua spietata guerra personale contro il cancro, Oriana così racconta le ore che seguono la tragedia delle Twin Towers: «Quell’11 settembre pensavo al mio bambino, dunque, e superato il trauma mi dissi: “Devo dimenticare ciò che è successo e succede. Devo occuparmi di lui e basta. Sennò lo abortisco”. Così, stringendo i denti, sedetti alla scrivania. Ripresi in mano la pagina del giorno prima, cercai di riportare la mente ai miei personaggi. Creature d’un mondo lontano, di un’epoca in cui gli aerei e i grattacieli non esistevan davvero. Ma durò poco. Il puzzo della morte entrava dalle finestre, dalle strade deserte giungeva il suono ossessivo delle ambulanze, il televisore lasciato acceso per l’angoscia e lo smarrimento lampeggiava ripetendo le immagini che volevo dimenticare».
La scrittrice fiorentina – o scrittore, come preferiva essere chiamata – percepisce con forza il dovere di riflettere su quanto stava succedendo intorno a lei e nel mondo, e sente l’urgenza di scriverne. Per alcuni giorni lavora senza sosta a un messaggio per l’Italia e per l’Occidente in generale, con un incipit che chiarisce il suo stato d’animo: «Mi chiedi di parlare, stavolta. Mi chiedi di rompere almeno stavolta il silenzio che ho scelto, che da anni mi impongo per non mischiarmi alle cicale. E lo faccio».
La pubblicazione del lungo articolo sul «Corriere della Sera», che nel giro di poche ore va esaurito, dà inizio a un dibattuto senza precedenti in Italia e all’estero. Per ragioni di spazio la Fallaci ha dovuto tagliare lo scritto originale, accantonando alcuni paragrafi e sintetizzando molti brani; nelle settimane successive scrive una lunga Nota ai lettori e a inizio dicembre Rizzoli pubblica quello che la stessa autrice definisce «il piccolo libro» nella versione originale e integrale: un pamphlet incisivo e di grande forza espressiva che analizza e approfondisce in modo articolato e complesso le problematiche, gli attriti e i dilemmi innescati dallo scontro di civiltà tra Occidente e Islam. Il pamphlet, un successo clamoroso che parte dalla ferita all’orgoglio che l’attacco alle Torri Gemelle ha inferto al pavido, spossato mondo occidentale, rimarca senza mezzi termini l’ottusità dell’Islam e l’impossibilità di una convivenza serena, richiamando la coscienza dei lettori a ricucire l’orgoglio ferito con la rabbia e la razionalità.
Il successo della Rabbia e l’Orgoglio richiede alla Fallaci un ulteriore impegno su più fronti, dalla revisione delle numerose traduzioni del libro alle risposte agli attacchi personali e pubblici di chi era contrario alle sue posizioni, fino alle denunce e ai processi prima in Francia e poi in Italia. Nonostante la ferma intenzione di ritirarsi di nuovo a vita privata, la scrittrice è ormai proiettata sulla ribalta della scena internazionale. Impossibile tirarsi indietro dopo il violento j’accuse all’Islam e all’Occidente.
«A ripartire» dal successo del 2001 che prosegue nel 2002 (dopo l’Italia, La Rabbia e l’Orgoglio diventa bestseller n. 1 in tutti i Paesi in cui viene pubblicato), la voce di Oriana si fa sentire in occasione dei dibattiti internazionali più scottanti: si schiera con forza contro l’eutanasia sulle colonne del «Foglio» in seguito alla vicenda di Terri Schiavo (Barbablù e il mondo nuovo); si batte, stavolta sul «Corriere della Sera», contro il referendum per estendere la ricerca sulle cellule staminali; nell’aprile del 2002 scrive per «Panorama» un lungo pezzo contro l’antisemitismo che viene spontaneamente tradotto in inglese, in francese e in tedesco, in differenti versioni, e comincia a circolare su Internet provocando un fenomeno mai visto prima: la creazione, ad opera della giornalista francese Anne-Elisabeth Moutet, del sito thankyouoriana sul quale convergono migliaia e migliaia di messaggi di stima, apprezzamento e sostegno da tutto il mondo. Per la prima volta la Fallaci si avvicina all’universo di Internet e ne capisce le potenzialità di diffusione e comunicazione.
Dell’aprile del 2004 è La Forza della Ragione, libro che prosegue il feroce attacco alla coscienza occidentale; stavolta a Cassandra, colei che riesce a vedere la Verità ma non viene ascoltata, si sostituisce Mastro Cecco, condannato al rogo perché percepisce la Verità nonostante l’oscurantismo medievale. Nel settembre successivo esce in edicola, con il «Corriere della Sera», il piccolo volume Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, poi rivisto e arricchito di un post-scriptum dell’autrice e ripubblicato a dicembre da Rizzoli, nel cofanetto La Trilogia di Oriana Fallaci, insieme a La Rabbia e l’Orgoglio e La Forza della Ragione, con il titolo Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse.
In quest’ultimo libro Oriana si autointervista, commentando gli ultimi attacchi terroristici, le ultime esecuzioni islamiche, la situazione politica italiana, e raccontando il proprio rapporto con la morte e con il cancro che avrà la meglio su di lei; nel breve post-scriptum, invece, trasfigura il testo dell’Apocalisse dell’evangelista Giovanni, identificando nella cultura islamica la versione attuale del mostro a sette teste e dieci corna che sale minaccioso dal mare.
Tra il 2005 e il 2006, oltre alla traduzione inglese della Forza della Ragione e alla cura della nuova edizione per la Bur del libro della sorella Neera Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani, Oriana scrive il suo ultimo articolo sulla questione islamica, pubblicato sul «Corriere» con il titolo Il nemico che trattiamo da amico. Il quotidiano «Libero» fa invece partire una raccolta di firme per chiedere al Presidente della Repubblica la nomina a senatore a vita di Oriana. Settantacinquemila persone appoggiano l’iniziativa.
L’ultima intervista la Fallaci la concede al «New Yorker»; racconta qualcosa del suo passato, attacca di nuovo il mondo arabo, conferma la sua astensione dal voto in Italia criticando sia Berlusconi che Prodi. E conclude ribadendo la sua spontanea unicità, il suo desiderio di rimanere, nonostante l’età, sempre lontana da ogni schema del politically correct: «Apro la mia boccaccia. [...] E dico quello che mi pare».
Negli ultimi mesi di vita coltiva una profonda amicizia con monsignor Rino Fisichella, rettore dell’Università Lateranense.
Nell’agosto del 2006 le sue condizioni di salute si aggravano, e Oriana chiede di essere trasportata in Italia, alla casa di cura Santa Chiara di Firenze, per poter chiudere definitivamente gli occhi sulla Cupola di Santa Maria del Fiore, il duomo di Firenze.
Il 15 settembre del 2006, all’età di settantasette anni, Oriana Fallaci muore lasciando un grande vuoto nella scena italiana. Riposa insieme ai suoi familiari al cimitero degli Allori di Firenze. Sulla sua lapide, soltanto tre parole: «Oriana Fallaci. Scrittore».
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