
L’intervista di Oriana ad Alekos Panagulis del 1973

Alekos braccato dalle forze dell’ordine durante il processo

Un'immagine di Oriana in compagnia di Alekos

Uno scatto di Oriana e Alekos a Greve in Chianti

Oriana, la mamma Tosca e Alekos in uno scatto del 1975

Un’immagine della piovra che invade Atene per il funerale di Alekos
Negli anni Settanta, periodo mitico delle interviste ai grandi della Terra, Oriana raggiunge un successo a livello planetario grazie alla pubblicazione di due libri che lasciano il segno nella storia dell’editoria: Lettera a un bambino mai nato e Un uomo.
Entrambi autobiografici, sono ispirati dall’amore profondo e tormentato tra Oriana e Alexandros Panagulis, meglio conosciuto con il diminutivo Alekos, uno dei leader della Resistenza greca alla dittatura dei Colonnelli.
Alekos, in seguito a un tentativo fallito di tirannicidio (aveva cercato di far esplodere l’auto di Papadopoulos il 13 agosto del 1968), è incarcerato e condannato a morte. L’esecuzione viene rinviata parecchie volte, e infine annullata dallo stesso regime che temeva il giudizio dell’opinione pubblica. Alekos diventa l’esempio dell’uomo che trova la forza di ribellarsi alla schiavitù; sopprimendolo, il regime avrebbe ottenuto la condanna della comunità internazionale. Tenuto rinchiuso in carceri di massima sicurezza, continua a condurre la sua battaglia privata per la libertà senza mai rivelare i nomi degli altri compagni di lotta, nonostante le atroci torture; è poi trasferito nel carcere di Boiati, dove rimane per altri cinque anni: una prigione minuscola e disumana, che costringe Alekos a vivere in condizioni terribili, in uno spazio di pochissimi metri quadrati, al buio, in un isolamento costante e oppresso da uno stato fisico e mentale che lo spinge quotidianamente al limite della sopravvivenza.
Unica consolazione, le poesie che riesce a comporre in quei lunghi mesi di solitudine: alcune trascritte in piccoli ritagli di carta, altre semplicemente custodite dalla sua memoria per la mancanza di penne o fogli, saranno pubblicate nel 1974 da Rizzoli con il titolo Vi scrivo da un carcere in Grecia, con una prefazione di Pier Paolo Pasolini che testimonia il solido rapporto che si era creato in quegli anni tra Alekos, Oriana e lo scrittore e regista friulano. Amicizia che aveva addirittura portato la Fallaci a partecipare nel 1965 al documentario di Pasolini Comizi d’amore, e soprattutto a indagare sul suo omicidio, forse riconducibile a un movente politico, avvenuto a Ostia nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975.
Oriana segue le vicende di Panagulis sui giornali, e appena dopo la scarcerazione chiede di incontrarlo e intervistarlo. Tra i due nasce subito una grande passione (Oriana rimane folgorata dal suo desiderio indomito di libertà, dalla forza che gli permetteva di non arrendersi al Potere neppure dopo anni di prigionia e torture), ma il loro è un amore tormentato, che presto avrebbe rivelato anche il suo lato più oscuro.
Provato dalle sofferenze fisiche e psicologiche, deluso dall’indifferenza del suo popolo dopo che lui aveva fatto di tutto per liberarlo dalla tirannia, Alekos non ha più la stabilità emotiva necessaria per condurre una vita «normale». Sempre in guerra, braccato dal Potere o forse semplicemente convinto di esserlo, per anni trascina Oriana in una folle fuga dal nemico; per qualche tempo vivono nella casa di Greve in Chianti, ma l’ossessione di una vendetta qualunque non lo abbandona mai.
L’esperienza drammatica di una maternità mancata spinge Oriana a scrivere Lettera a un bambino mai nato, pubblicato nel 1975 da Rizzoli. In parte diario autobiografico, in parte narrazione, il libro affronta il tema dell’aborto senza mezzi termini, indagando a fondo quanto sia giusto imporre a una creatura inerme un mondo così malvagio senza che abbia la possibilità di scelta, e quanto una donna impegnata a tempo pieno nella propria professione rischi di dover rinunciare al proprio stile di vita se la nascita di un figlio la richiamasse al ruolo di madre.
Il libro ha un successo di pubblico eccezionale, in Italia e all’estero, e alimenta per mesi furenti dibattiti sull’aborto. Il 1° maggio del 1976 Alekos rimane ucciso in un incidente d’auto. Si pensa subito a un complotto, sul quale la Fallaci indagherà per parecchio tempo. La notizia della sua tragica morte fa il giro del mondo suscitando molto scalpore e spinge milioni di greci, il giorno del funerale, a sfilare per Atene al grido «Zi, zi, zi!, vive, vive, vive!».
Proprio da questa marea di folla, dalla «piovra» che invade le strade della capitale greca per piangere la morte di Alekos ha inizio la narrazione di Un uomo, il romanzo-verità sulla vita di Panagulis, che Rizzoli pubblica nel 1979. Il libro emoziona e commuove milioni di lettori nel mondo, per la storia d’amore, per la lotta di un uomo solo contro il Potere, per il suo tragico epilogo.
Entrambi autobiografici, sono ispirati dall’amore profondo e tormentato tra Oriana e Alexandros Panagulis, meglio conosciuto con il diminutivo Alekos, uno dei leader della Resistenza greca alla dittatura dei Colonnelli.
Alekos, in seguito a un tentativo fallito di tirannicidio (aveva cercato di far esplodere l’auto di Papadopoulos il 13 agosto del 1968), è incarcerato e condannato a morte. L’esecuzione viene rinviata parecchie volte, e infine annullata dallo stesso regime che temeva il giudizio dell’opinione pubblica. Alekos diventa l’esempio dell’uomo che trova la forza di ribellarsi alla schiavitù; sopprimendolo, il regime avrebbe ottenuto la condanna della comunità internazionale. Tenuto rinchiuso in carceri di massima sicurezza, continua a condurre la sua battaglia privata per la libertà senza mai rivelare i nomi degli altri compagni di lotta, nonostante le atroci torture; è poi trasferito nel carcere di Boiati, dove rimane per altri cinque anni: una prigione minuscola e disumana, che costringe Alekos a vivere in condizioni terribili, in uno spazio di pochissimi metri quadrati, al buio, in un isolamento costante e oppresso da uno stato fisico e mentale che lo spinge quotidianamente al limite della sopravvivenza.
Unica consolazione, le poesie che riesce a comporre in quei lunghi mesi di solitudine: alcune trascritte in piccoli ritagli di carta, altre semplicemente custodite dalla sua memoria per la mancanza di penne o fogli, saranno pubblicate nel 1974 da Rizzoli con il titolo Vi scrivo da un carcere in Grecia, con una prefazione di Pier Paolo Pasolini che testimonia il solido rapporto che si era creato in quegli anni tra Alekos, Oriana e lo scrittore e regista friulano. Amicizia che aveva addirittura portato la Fallaci a partecipare nel 1965 al documentario di Pasolini Comizi d’amore, e soprattutto a indagare sul suo omicidio, forse riconducibile a un movente politico, avvenuto a Ostia nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975.
Oriana segue le vicende di Panagulis sui giornali, e appena dopo la scarcerazione chiede di incontrarlo e intervistarlo. Tra i due nasce subito una grande passione (Oriana rimane folgorata dal suo desiderio indomito di libertà, dalla forza che gli permetteva di non arrendersi al Potere neppure dopo anni di prigionia e torture), ma il loro è un amore tormentato, che presto avrebbe rivelato anche il suo lato più oscuro.
Provato dalle sofferenze fisiche e psicologiche, deluso dall’indifferenza del suo popolo dopo che lui aveva fatto di tutto per liberarlo dalla tirannia, Alekos non ha più la stabilità emotiva necessaria per condurre una vita «normale». Sempre in guerra, braccato dal Potere o forse semplicemente convinto di esserlo, per anni trascina Oriana in una folle fuga dal nemico; per qualche tempo vivono nella casa di Greve in Chianti, ma l’ossessione di una vendetta qualunque non lo abbandona mai.
L’esperienza drammatica di una maternità mancata spinge Oriana a scrivere Lettera a un bambino mai nato, pubblicato nel 1975 da Rizzoli. In parte diario autobiografico, in parte narrazione, il libro affronta il tema dell’aborto senza mezzi termini, indagando a fondo quanto sia giusto imporre a una creatura inerme un mondo così malvagio senza che abbia la possibilità di scelta, e quanto una donna impegnata a tempo pieno nella propria professione rischi di dover rinunciare al proprio stile di vita se la nascita di un figlio la richiamasse al ruolo di madre.
Il libro ha un successo di pubblico eccezionale, in Italia e all’estero, e alimenta per mesi furenti dibattiti sull’aborto. Il 1° maggio del 1976 Alekos rimane ucciso in un incidente d’auto. Si pensa subito a un complotto, sul quale la Fallaci indagherà per parecchio tempo. La notizia della sua tragica morte fa il giro del mondo suscitando molto scalpore e spinge milioni di greci, il giorno del funerale, a sfilare per Atene al grido «Zi, zi, zi!, vive, vive, vive!».
Proprio da questa marea di folla, dalla «piovra» che invade le strade della capitale greca per piangere la morte di Alekos ha inizio la narrazione di Un uomo, il romanzo-verità sulla vita di Panagulis, che Rizzoli pubblica nel 1979. Il libro emoziona e commuove milioni di lettori nel mondo, per la storia d’amore, per la lotta di un uomo solo contro il Potere, per il suo tragico epilogo.











