James Dean
Bruciato, non solo per copione
Bruciato, non solo per copione

UN UOMO normale avrebbe reagito con più compostezza alla perdita della donna che amava. Ma James Dean non era un uomo normale e se lo fosse stato, del resto, non saremmo qui a occuparci di lui. I guai quotidiani diventano per lui tragedie; tali da mettere in discussione la sua stessa ragione di vivere. Le gioie che gli altri prendono con misura lo rendevano ebbro fino a togliergli il controllo. Tutti i sentimenti erano portati da lui al parossismo. Quando amava, amava completamente. Quando soffriva, soffriva nel più straziante dei modi. L'abbandono di Anna Maria Pierangeli, l'unica persona che fosse stata capace di modificare il suo carattere, lo sconvolse con la stessa intensità con cui lo aveva colpito la morte della madre. In breve Jimmy tornò a essere peggio di prima: violento, isterico, dispettoso, fra intervalli di assoluta abulia. Per questo i mesi che seguirono furono i più drammatici e sconcertanti della sua vita. Dal giorno in cui Anna Maria si sposò, la smania di vivere e il desiderio di annientarsi presero a perseguitarlo. Le stravaganze che aveva compiuto in passato erano scherzi in confronto a quelle di ora. Le cose migliori e peggiori di questa storia accaddero in questo periodo. E anche se le voci del suo suicidio non hanno una seria giustificazione, è inevitabile ammettere che la morte a 24 anni fu per James Dean la naturale conclusione della sua esistenza. Quando, dopo aver assistito al matrimonio di Anna Maria, Jimmy si allontanò strombettando sulla sua motocicletta, era tanto disperato che avrebbe potuto ammazzarsi. Due volte uscì di strada e si rialzò riprendendo la corsa. Se non accadde nulla di grave è perché un poliziotto lo raggiunse per dargli una multa e ricondurlo alla ragione. «Aveva una faccia», racconta il poliziotto, Tom Garrett, «che lo credetti ubriaco. Dovetti chiedere aiuto a un collega per riuscire a calmarlo». Senza volerlo, lo sconosciuto Tom Garrett contribuì quindi alla nascita di un mito: a quel tempo La valle dell'Eden era ancora in lavorazione. Jimmy si asciugò le lacrime, spiegò che non aveva bevuto, pagò i cinque dollari per eccesso di velocità e tornò a recitare. L'indomani mattina era dinanzi alla macchina da presa e recitava nella scena in cui getta al padre il suo pacchetto di soldi e il suo odio. «Quella scena», dice il regista Elia Kazan, «resta secondo me la più bella della sua carriera. Quando la finì avevamo tutti i brividi addosso e Julie Harris piangeva. Anche se è cinico riconoscerlo, bisogna dire che le sofferenze giovarono all'arte di Jimmy. Non sarebbe stato così bravo se avesse avuto meno disavventure. Il dispiacere datogli dalla Pierangeli lo arricchì di una violenza nuova e anche questo ha la sua spiegazione». Un mese dopo il film era terminato e, dopo la "prima" a New York, l'America parlava di Jimmy come di un giovane genio, «l'artista più eccitante dal giorno in cui Marlon Brando è apparso sullo schermo». Persino l'austero New York Herald Tribune dedicava un articolo alla Valle dell'Eden; ed ecco quello che scrisse William K. Zinsser, il critico più incontentabile degli Stati Uniti: «Ogni cosa intorno a James Dean suggerisce l'idea di un diciannovenne solo e incompreso. Basta guardarlo un poco per capire tutto di lui. Quel modo di camminare con le mani in tasca e la testa bassa, quel dondolarsi, quello strisciare furtivamente come un cane che aspetti l'osso, sono brani di recitazione da cineteca. Osservatelo quando parla e si interrompe quasi fosse incerto su quello che sta per dire. Guardatelo mentre si stira, si rotola in terra, sfrega il mento sul muro: ha tutta la goffaggine di un adolescente che sta per porre domande tremende e riesce a farlo solo con crudeltà. A volte sorride misteriosamente, come se pensasse a un gioco oscuro che soltanto lui conosce. Avvertite la sua cattiveria. E allo stesso tempo vi piace». Jimmy non era in teatro la sera in cui venne presentato il film a New York. Era giunto in aereo con il fotografo Dennis Stock, deciso a indossare lo smoking ed entrare a fianco di Julie Harris; ma all'ultimo momento, aveva cambiato idea. Quel trionfo agognato quando era felice non aveva più interesse per lui. Per tanto tempo aveva sperato che il film riuscisse e magari gli fruttasse un Oscar. «So benissimo», diceva allora a Kazan, «che l'Oscar è influenzato da pregiudizi politici e da interessi finanziari. Mi rendo conto di non essere simpatico ai grossi papaveri perché non mi presto al loro sentimentalismo zuccheroso. Ma la mia interpretazione è buona e forse si decideranno, per una volta, a essere obiettivi come in una onesta competizione sportiva». Ora, se l'avessero proposto per l'Oscar, avrebbe scrollato le spalle. E mentre i cronisti di New York gli davano la caccia, Jimmy era nascosto in un drugstore a bere la birra con il fotografo. Dennis Stock era un ragazzo intelligente, con lui si poteva parlare. E per tutta la notte gli spiegò le ragioni per cui non sarebbe tornato a Hollywood. Non era disposto a farsi standardizzare né a consentire una rumorosa campagna pubblicitaria sulla sua persona. Voleva restare un attore e non diventare un divo. Così non aveva bisogno di Hollywood, e Hollywood non aveva bisogno di lui. Dennis Stock lo ascoltava, paziente, e a un tratto lo sguardo gli cadde sul polso sinistro di Jimmy dove Jimmy portava il braccialetto di riconoscimento donatogli dalla Pierangeli. «Lo hai perduto, Jimmy?» lo interruppe. «No», rispose Jimmy, «ho perso chi me lo ha dato». «Ed è questa la vera ragione per cui non vuoi tornare laggiù?». «È questa, Dennis». L'indomani mattina, sfuggendo ai cronisti, partirono entrambi per Fairmount. Jimmy voleva respirare "un po' di aria pulita" e soprattutto studiare le reazioni che il bongo drums avrebbe avuto sulle vacche di zio Marcus. Aveva imparato a suonare il bongo drums, una specie di tamburo negro che si usa nelle orchestre jazz, e lo portava sempre dietro. Si annunciò a Ortensia battendo furiosamente le mani sullo strumento, poi si vestì da contadino e andò a piantarsi in mezzo a una mandria col suo bongo drums. L'effetto fu disastroso: le vacche impaurite scapparono travolgendo le palizzate, lo zio si arrabbiò. E Jimmy incise sul magnetofono la sfuriata di Marcus per fargliela riascoltare. Il giorno dopo prese da parte il cugino Markie, che aveva 12 anni, gli chiese perdono per averlo odiato quando era piccino, e lo portò al cimitero per farsi fotografare dinanzi alla tomba del bisnonno che si chiamava Cal Dean: Cal come il personaggio della Valle dell' Eden, e Dean come lui. Diceva che questo gli dava l'emozione di sentirsi già seppellito. Infine, malgrado le sue promesse, risalì in treno e tornò a Hollywood. La Warner Bros aveva scoperto di possedere ormai un divo. Tutti sembravano pazzi di Jimmy. Arrivavano ogni giorno centinaia di lettere scritte da adolescenti che credevano di identificarsi con lui. Nasceva una nuova moda: quella dei "Dean ager". E il secondo film era già pronto. Si sarebbe chiamato Rebel Without a Cause (Gioventù bruciata) e lo avrebbe diretto Nicholas Ray. La parte sembrava inventata per lui: ancora una volta si trattava di interpretare un ragazzo ribelle, assetato di un confuso ideale, in cerca di una tenerezza perduta e continuamente rimpianta. Gli attori di secondo piano erano quasi tutti adolescenti: una massa di scontenti che fondano bande rivali, giocano con coltelli a serramanico, si lanciano con l'automobile in fondo a una scarpata, impegnati in un gioco crudele, combattono con la polizia. Jimmy, trascinato dall'entusiasmo, rinunciò ancora una volta a tornare a New York. A Hollywood lo videro riapparire con l'aria triste e svogliata, passare due o tre volte dinanzi alla casa della Pierangeli, sostare avvilito nei luoghi dov'era stato con lei. Ma non ci volle molto perché la malinconia sparisse facendo largo alle rabbiose eccentricità. Ora tutti lo adulavano e, sebbene la sua diffidenza contadina lo inducesse a considerare sempre il lato peggiore delle cose, si accorse subito che la sua vita non sarebbe più stata quella di prima. Lasciò la camera sopra il drugstore della Warner, prese in affitto una bella casa in San Fernando Valley, cominciò a frequentare i locali notturni, il ristorante Villa Capri e la "cafeteria" Googie's dove un mese prima osava appena affacciarsi. Giornalisti e fotografi stavano sempre dietro di lui. Qualsiasi cosa dicesse veniva raccontata poche ore dopo dal giornale. Bastava che facesse capolino in un bar perché tutti si precipitassero a ossequiarlo. Ogni prepotenza gli era ormai lecita. Se entrava in un ristorante cinque minuti prima delle otto e vedeva un tavolo prenotato per le otto, si metteva a sedere in quel posto e maltrattava il cameriere che cercava di chiarire l'equivoco. Non permetteva che si attaccassero al muro le sue fotografie. Un giorno andò alla Sala Verde della Warner Bros e, quando vide il suo ritratto appeso accanto a quello di Gary Cooper e Joan Crawford, lo staccò lentamente, lo ruppe in due e si mise a gridare: «Non voglio». Il fatto di non essere riconosciuto lo infastidiva però alla follia. Se un barman poco fisionomista gli chiedeva la carta d'identità prima di dargli una birra (in America le bevande alcoliche non possono essere vendute ai minori di 21 anni) tirava fuori i documenti e facendoli cadere dall'alto, in una pioggia di lettere, indirizzi e fotografie, ringhiava: «Nulla che ti interessi, vecchio scemo? Ho 23 anni e mi chiamo James Dean». Un'altra volta, passeggiando insieme a Stewart Stern, il soggettista di Gioventù bruciata, incontrò l'organizzatore Steve Trilling con un amico. «Ciao Jimmy», disse Trilling, «ti voglio presentare qualcuno», e fece il nome dell' amico. Jimmy si bilanciò sulla punta dei piedi, non degnò d'uno sguardo quello che gli tendeva la mano, cavò di tasca una manciata di pennies e li buttò in faccia a Trilling. Poi si allontanò fischiettando. Stewart Stern lo rincorse. Lo agguantò per un braccio e voleva picchiarlo. Jimmy chiuse gli occhi e aveva la faccia rigata di lacrime. «Bene, Stewart, puoi ammazzarmi di botte se vuoi», disse. «Prima però devi spiegarmi perché l'ho fatto. Io non lo so». Il successo lo avvelenava. La noia lo travolgeva. Ormai aveva tutto e non si divertiva a lottare. «My fun days are over», i miei giorni belli sono finiti, ripeteva. Alludeva ai giorni di lotta, quando il desiderio di riuscire dava scopo alla vita. Non andava più a dormire perché dormendo sognava la madre e questo, anziché piacergli, gli faceva paura. Il ricordo della madre Mildred era diventato ossessione. Spesso la notte chiamava un amico, quasi sempre l'attore Nick Adams che si era guadagnato la sua simpatia perché gli aveva regalato una vecchia camicia da 50 cents, e gli chiedeva notizie di sua madre. Nick si infastidiva. «Ma certo, Jimmy, sta bene. Cosa vuoi che faccia? Dorme». «Ci voglio parlare», insisteva Jimmy. «È impossibile, ti dico. Ti sembra questa l'ora per svegliare la gente?». Jimmy posava il microfono con aria avvilita e cominciava a lamentarsi che voleva una madre, una madre qualsiasi. Poi tornava a vagabondare per i bar e rincasava alle sei del mattino. Dormiva un'ora e alle sette e mezzo si presentava allo studio con gli occhi pesti e la barba lunga. Quando era in ritardo non si curava nemmeno di fare le scuse. Quando era in anticipo si sforzava di essere allegro. Ora imitava Charlot, ora si metteva un cracker su un occhio a mo' di monocolo. Gli piaceva meravigliare la gente e apparire sempre diverso da quello che gli altri aspettavano: gentile se erano sicuri di vederlo rude, rude se erano sicuri di vederlo gentile. LITIGAVA COI SUOI AMICI MIGLIORI. Cacciò perfino William Bast che considerava quasi un fratello. In capo a tre mesi aveva ridotto le sue conoscenze a una cerchia limitatissima di scrocconi e persone indulgenti. Uno di questi ultimi era Lew Bracker, suo segretario. Gli era diventato simpatico il giorno in cui aveva saputo che anche lui era stato piantato dalla fidanzata. Un altro era il produttore Arthur Loew, al quale si presentava nelle ore più strane assicurandosi che in casa non ci fossero estranei. Se Arthur Loew era solo con la moglie, Jimmy entrava e faceva di tutto per rendersi utile: accomodando il frigorifero, cuocendogli la cena. Se no, aspettava dinanzi al cancello che gli ospiti se ne andassero. «La sua misantropia era patologica», dice Loew. «Capitava a volte che qualche amico di famiglia arrivasse quando Jimmy era da noi. Allora si chiudeva nella stanza da bagno e fuggiva calandosi dalla finestra». Il suo terzo amico infine era Nicco, il barman di Villa Capri, il quale gli aveva affittato la casa di San Fernando Valley. Vicino alla casa c'era una villa con la piscina e un giorno Jimmy chiese a Nicco di domandare se poteva farci il bagno. Nicco s'informò. Il proprietario, Sal Soks, fu felice. Desiderava conoscere Jimmy e l'occasione era splendida. Nicco riferì. L'indomani Jimmy saltò il muro di cinta e andò a fare il bagno nella piscina. Sal Soks dalla finestra lo vide sguazzare e rimase meravigliato. Uscì nel giardino e si avviò verso Jimmy per le presentazioni. Era a pochi passi quando Jimmy saltò fuori dall'acqua e, abbandonati i vestiti, scavalcò nuovamente il muro di cinta: senza dire una parola. In seguito tornò spesso a nuotare nella piscina di Soks, ma Soks non riuscì mai a incontrarlo e non ebbe da lui nemmeno un saluto. Dice Stewart Stern: «Io non credo che Jimmy si ritenesse interessante. Era troppo intelligente e autocritico per pensarlo. Ma era ormai un punto di impegno per lui farsi credere interessante; e qualsiasi cosa dicesse o facesse aveva questo scopo preciso. È vero infatti che buona parte delle sue stranezze erano sincere. Molte però erano volute e Jimmy ci insisteva con malignità. Voleva scoprire se riuscivate ad amarlo nelle cose peggiori e questo rendeva impossibile l'amicizia con lui. Nessuno era capace di stargli a lungo vicino». Dice Nicholas Ray: «Aveva bisogno di sentirsi al centro di tutto e allo stesso tempo di sentirsi infelice. Era ambizioso e opportunista. Ma era anche modesto e leale. Ciò che lo rendeva affascinante nasceva dalla combinazione di bene e di male che si mischiava in lui». In questo senso Gioventù bruciata si adattava bene al suo animo. In quella parte riviveva voluttuosamente la sensazione di essere respinto: anche se nella vita reale la cosa non gli accadeva più. In Gioventù bruciata c' è una grande attrice, Ann Doran. Jimmy le era affezionato. Le diceva: «Vedi, Ann, tu mi piaci perché sei buona. Ma ecco: a me piace anche la gente cattiva. Forse perché sono dannatamente curioso di sapere perché la gente è cattiva». Spiega Ann Doran che Jimmy non usava l'espressione "cattivo" nel senso del male, ma di "non usuale". La sua mentalità di quacchero lo portava a considerare cattivo tutto ciò che non fosse conformista. Lui era anticonformista, quindi si giudicava cattivo. Per questo incominciò a temere d'essere pazzo. In quel periodo si recava dallo psicanalista tre volte la settimana (ormai era ricco, poteva pagarsi i dottori), e per ore restava disteso sul lettuccio a raccontare i suoi incubi. «Aveva paura di scoprire qualcosa di sgradevole», dice il medico, «e allo stesso tempo voleva sapere. Non era pazzo, ma nevrastenico sì. Potevate aspettarvi qualsiasi cosa da lui. Talvolta temevo che si uccidesse. Aveva reazioni molto infantili e soprattutto era impreparato alla vita. In questo senso non potevo far nulla per lui. La scienza non può modificare un carattere». A San Fernando Valley, Jimmy viveva solo. Non sopportava nemmeno una persona di servizio per far pulizia. Così la casa era sempre sudicia e non c'era una stanza decente per ricevere un ospite. Dal soffitto pendevano i prosciutti affumicati che zio Marcus gli mandava da Fairmount. Il pavimento era ingombro di dischi e di carte. Non c'era nemmeno un letto per dormire. Riposava su stuoie di paglia giapponese, senza spogliarsi. Era già molto se si toglieva le scarpe. Le pareti erano tappezzate di busti di gesso. Ovunque erano appiccicati pezzi di creta. Gli era venuta la mania di fare lo scultore e modellava con un cucchiaio da minestra e uno spazzolino da denti. Poi pensò di imparare sul serio, andò dalla scultrice Pegot Wolf Waring. «Indossava un paio di blue jeans rimboccati fino al polpaccio e una camicia che non era stata lavata da molte settimane. Gli occhiali gli coprivano la parte superiore della faccia. Sull'uscio si fermò e cominciò a guardarmi, con aria sospettosa. Io stavo zitta. Mi dicevo che era lui a venire da me, non io ad andare da lui: sicché non toccava a me salutarlo per prima. Alla fine entrò e si mise ad annusare come un gatto che fiuta il pericolo. Questo durò dieci minuti: finché mi avvicinai e gli chiesi, un po' irritata, perché volesse studiare scultura. Era un attore importante, ormai: che gli serviva? Lui si dondolò un poco, si morse un'unghia, poi rispose che era bravo come attore ma recitare significa interpretare ed egli aveva bisogno di approfondire il lato creativo della sua personalità. Gli insegnai malvolentieri i primi giorni: ma presto dovetti ricredermi. Quel ragazzo aveva davvero stoffa. Se avesse continuato sarebbe diventato un artista». Invece non continuò. Jimmy era troppo incostante per impegnarsi a lungo in un lavoro che non fosse il suo. Altri interessi alimentavano la sua fantasia. Ora voleva diventare scrittore, componeva poesie, e sognava di fare il regista. Durante la lavorazione del film teneva sempre un taccuino legato al collo e non perdeva un gesto o una parola di Nicholas Ray: scriveva ogni cosa per ristudiarsela a casa. Inoltre aveva cominciato a correr dietro alle donne. Ogni settimana aveva una ragazza diversa. Le ragazze che prima non lo degnavano di un sorriso gli si offrivano senza giri di frase e lui stava al gioco. Si divertiva a portar via le fidanzate agli amici e lo faceva con una sorta di rabbia, per vendicarsi delle umiliazioni fino allora subite. La prima della serie fu Lilli Kardell, una stellina bionda e svedese che Jimmy conobbe in un bar, incontrando un amico. Jimmy sapeva benissimo che l'amico voleva sposare la ragazza ma per tutta la sera non fece che farle complimenti e a un certo punto si alzò, andò nella toilette e scrisse un bigliettino: «Call me» (telefonami). Poi si congedò e, stringendo la mano di Lilli, le fece scivolare tra le dita il messaggio. Un'ora dopo Lilli era da lui. La relazione durò poco. Jimmy si stancò della ragazza perché la sua tenerezza lo opprimeva. «Io lo so come ti senti, Jimmy. Io ti capisco», gli diceva Lilli. E lui si stizziva. «Tu non sai un accidente di come mi sento io. Tu non sai nulla di me. Nessuno lo sa». Non era più timido colle donne, ma non voleva più sposarsi. Dopo Lilli Kardell fu la volta di Terry Moore, un'attricetta spregiudicata che, prima del suo matrimonio con un agente di assicurazioni, era molto nota a Hollywood per il numero dei suoi adoratori e per lo scandalo suscitato il giorno in cui cantò vestita di un bikini di ermellino dinanzi alle truppe in Corea. Poi toccò a Lori Nelson, una bionda sofisticata che lo induceva a indossare lo smoking. Poi venne Katy Jurado, una messicana dalla faccia viperina, nera di occhi e di capelli, che lo strapazzò per un mese. Poi Jane Whithers, una ventottenne bruttina e intelligente con la quale si divertiva più che altro a parlare. Jimmy si annoiava presto con loro e le trattava con una certa durezza. L'unica che in quel periodo riuscì a conquistare il suo affetto fu Natalie Wood, sua partner in Gioventù bruciata. Natalie non assomigliava alle ragazze che gli si buttavano con troppa facilità tra le braccia. Aveva 19 anni, era sempre vissuta negli agi perché i suoi genitori erano ricchi, era educata e gentile. Gioventù bruciata costituiva il primo ruolo importante. Nicholas Ray l'aveva scelta fra cento candidate perché si addiceva bene al ruolo di studentessa un poco crudele che doveva interpretare. Aveva una espressione insieme infantile e corrotta. Era preparata professionalmente. Non avrebbe sfigurato accanto a un attore come Jimmy e a Sal Mineo, il ragazzo che nel film viene ucciso dalla polizia per equivoco. Natalie aveva accettato con entusiasmo ma non aveva nascosto il timore di lavorare con Dean: correvano notizie poco rassicuranti su di lui. Le prime settimane di lavoro furono molto penose. Jimmy non la guardava nemmeno. Divennero amici in seguito a un litigio. Jimmy doveva girare con Natalie una scena d'amore: quella nel parco abbandonato, quando i ragazzi della banda rivale li inseguono. Il lavoro doveva cominciare alle sette del mattino, ma erano quasi le nove e Jimmy non arrivava. Nel teatro di posa tutti guardavano impazienti l'orologio e apparivano piuttosto indignati. A Hollywood si è molto puntuali nel lavoro e non si ammette che la gente possa fare il proprio comodo, anche se si tratta di un divo. Poi, alle nove e mezzo, qualcuno saltò dalla finestra dentro il salone. Era Jimmy, assonnato e senza scarpe. Non disse buongiorno, non spiegò il ritardo. Si guardò intorno con aria distratta, agguantò il copione con espressione di disgusto e andò a sedersi in un angolo. Non aveva ancora studiato la parte. «Avanti Dean», disse Ray. «Non c'è tempo da perdere. Devi girare una scena d'amore con questa ragazza». Jimmy non alzò nemmeno la testa. Continuò a leggere il copione e rispose appena con un grugnito. Alla fine si alzò, fece un lungo sbadiglio e dichiarò che bisognava mangiare. Nicholas Ray era molto paziente con Jimmy. Gli lasciava fare qualsiasi cosa perché imperniava sulla sua recitazione quasi tutto il film. Così lo accontentò e andarono tutti a mangiare. Solo Natalie ebbe un gesto di ribellione. Gridò che dopotutto lui non era il padrone e uscì piangendo, umiliata. Dopo pochi passi si accorse che qualcuno la seguiva. Era Jimmy che le andava dietro come un bastardo affamato. La superava di qualche passo, poi si fermava, la guardava con aria triste e le braccia ciondoloni, e tornava a seguirla. Alla fine le si piantò davanti, l'agguantò per un braccio e brontolò: «Allora, vieni o no?». E la trascinò dentro il bar. Si sedettero a un tavolo. Natalie seguitava a piangere, Jimmy la fissava come se avesse da dirle qualcosa ma non riusciva a dir nulla. Certo pensava di chiederle scusa ma non chiedeva mai scusa a nessuno, anche se era sicuro di avere torto. A un certo punto si mise a mangiare un sandwich e, mentre si riempiva la bocca di pane, pigiandolo dentro con un dito, disse: «La conosco, la gente come te. Sei una bambina che fa l'attrice». Natalie represse un singhiozzo: «Meglio che essere un'attrice che recita da bambina», gridò. Allora Jimmy si mise a ridere. Apprezzava sempre le battute orgogliose. E fecero pace. Con Natalie era paziente e corretto. Natalie aveva lo stesso tipo di fisico della Pierangeli e anche la sua famiglia, madre e due sorelle, assomigliava un poco a quella di Anna Maria. Senza esserne proprio innamorato, Jimmy le voleva molto bene. E Natalie lo ricambiava. «È difficile spiegare il genere del nostro affetto», dice la Wood. «Per Jimmy io non ero né una fidanzata né una sorella: ma un poco di tutte e due. Volevo aiutarlo e mi piaceva sentirmi abbracciare da lui. Ma nulla di più. Per esempio non avrei mai accettato di diventare sua moglie. Non era un tipo da sposare». Infatti Jimmy glielo chiese e lei rifiutò. Jimmy non se ne offese. «Facevo tanto per dire», brontolò grattandosi il naso. E si mise a fare la corte a un' altra ragazza: Ursula Andress. Ursula era arrivata da poco a Hollywood. Aveva appena 20 anni e la sua carriera era stata improvvisa. Figlia di un diplomatico tedesco in Svizzera, era vissuta quasi sempre a Zurigo, assieme alla sorella gemella, ai genitori e alla nurse. A 18 anni, durante una gita a Parigi, si era innamorata di Daniel Gélin e l'aveva seguito a Roma, con grave scandalo della famiglia. Una ragazza con le gambe lunghe, protagonista di un'infelice storia d'amore, e per di più straniera, ci mette poco a conquistare una città come Roma: dove basta parlare italiano con accento esotico per avere successo. Ursula era bella, così alta e sottile, i capelli biondi e tagliati a maschiaccio, la faccia dai lineamenti perfetti. Ed era anche simpatica. Poco dopo arrivò a Roma un inviato della Paramount, vide Ursula e la invitò a Londra per fare un provino. Il provino andò bene e partì subito per Hollywood con un contratto per sette anni. Jimmy la conobbe da Googie's, il bar che frequentava dalle due alle sei del mattino. Bastarono poche parole per farli diventare più che amici. Si capivano perché erano entrambi irruenti e sinceri. Ursula, che anche a Roma girava sempre in pantaloni, con i capelli spettinati e la faccia priva di trucco, era la prima ragazza che non si scandalizzasse per le abitudini strane di Jimmy. Si vestiva come lui, camicia sudicia e calzoni di tela, andava scalza e diceva parolacce che deliziavano il suo giovane amico. Il fatto che essa fosse europea incantava Jimmy che non era mai uscito da Los Angeles o New York. Ursula gli parlava spesso di Capri, Londra e Parigi. Facevano insieme progetti per un lungo viaggio in Europa. Jimmy voleva soprattutto vedere Parigi per passeggiare in Montparnasse e conoscere Jean Genet e Jean Cocteau, e poi Capri per fare il bagno ai Faraglioni e presentarsi a Curzio Malaparte di cui aveva letto Kaputt. Capitava a volte che Ursula andasse a dormire a casa di Jimmy e Jimmy a casa di Ursula: beninteso di nascosto perché certe cose a Hollywood sono ufficialmente proibite. Erano inseparabili e con molta probabilità Ursula fu l'unica donna alla quale Jimmy si affezionò seriamente dopo la Pierangeli. D'altra parte si assomigliavano troppo per andare d'accordo. Litigavano come cani e gatti, talvolta si prendevano a schiaffi. Una volta, a Villa Capri, Ursula ordinò una bistecca. Jimmy cominciò a protestare: «Mi costi almeno cinque dollari tutte le volte che ti porto a cena. Mangi come una bufala. Non potresti accontentarti di un piatto di spaghetti per 25 cents?». Ursula si arrabbiò, rovesciò il tavolo addosso a Jimmy e uscì facendo volare la bistecca al soffitto. Jimmy restò lì a lamentarsi dicendo che davvero non capiva perché si fosse offesa.











