• La vitaLa vita
  • I LibriI Libri
  • Gli ArticoliGli Articoli
  • Le IntervisteLe Interviste
  • Rassegna StampaRassegna Stampa
  • GalleryGallery

I Libri

  • I sette peccati di Hollywood
  • Il sesso inutile
  • Penelope alla guerra
  • Gli antipatici
  • Quel giorno sulla Luna
  • Intervista con la storia
  • Lettera a un bambino mai nato
  • Oriana Fallaci legge Lettera a un bambino mai nato
  • Insciallah
  • La Rabbia e l'Orgoglio
  • Se il Sole muore
  • Niente e così sia
  • Un uomo
  • La Forza della Ragione
  • Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse
  • Un cappello pieno di ciliege
  • Intervista con il Potere
  • Saigon
Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse  - Libro - Oriana Fallaci

Uscito in edicola nel 2004 con il «Corriere della Sera» (oltre un milione di copie esaurite in quarantotto ore) con il titolo Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci e riproposto dopo pochi mesi da Rizzoli all’interno della Trilogia di Oriana Fallaci con un nuovo post-scriptum, Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse è l’ultimo libro pubblicato in vita dalla Fallaci.
Tradotto in quattro Paesi, il libro avrà un grande successo di pubblico soprattutto per le confessioni private di Oriana, il suo punto di vista sulla politica italiana, la crociata contro il terrorismo islamico e l’estremo presagio sulla morte dell’Occidente.

«Primo: detesto le interviste. Le ho sempre detestate, incominciando da quelle che facevamo ai cosiddetti potenti-della-Terra. Per essere buona un’intervista deve infilarsi, affondarsi, nel cuore dell’intervistato. E questo mi ha sempre incusso disagio. In questo ho sempre visto un atto di violenza, di crudeltà. Secondo: in maniera particolare ho sempre detestato quelle che i giornalisti facevano a me, non di rado manipolando le mie parole, alterandole fino a rovesciarne il significato, aggiungendo al testo scritto domande che non avevano avuto il coraggio di porre e quindi risposte che non avevo mai dato.»
Da qui l’idea di un’autointervista; probabilmente l’unico modo per Oriana di mettersi a nudo davanti al lettore, scrivere dell’Alieno e della Morte riuscendo a ironizzarci («Come sta? Male, grazie»), raccontare qualcosa del proprio passato con le parole giuste, polemizzare sulla classe politica italiana e sull’avanzata inarrestabile dell’Islam, nonché l’unica speranza  per il pubblico di penetrare l’ombra misteriosa che la stessa Oriana aveva creato attorno a sé negli ultimi anni, e ascoltare ancora una volta la voce di Cassandra tuonare contro la debolezza e il lassismo occidentali e la macabra «moda» delle esecuzioni (a tutte le vittime del terrorismo islamico è dedicato il libro).
Il post-scriptum L’Apocalisse approfondisce ulteriormente il discorso sulla minaccia islamica, trasfigurando il testo dell’evangelista Giovanni e individuando proprio nell’Islam la reincarnazione del mostro a sette teste e dieci corna che sale minaccioso dal mare per distruggere il mondo.



ORIANA FALLACI: La vedo molto stanca. Molto consunta, molto dimagrita. Come sta?
ORIANA FALLACI: Male, grazie. Però non se ne preoccupi. La testa resiste benissimo. Nel mio caso il motto «Mens sana in corpore sano» va sostituito col motto «Mens sana in corpore infirmo». Perché ragiono, scrivo, combatto come prima e più di prima. È come se la mia mente fosse del tutto estranea al mio corpo. O come se col male del corpo la mente si rinforzasse. Un fenomeno interessante. I medici dovrebbero studiarlo, scoprire se tra il sistema neurologico e la malattia v’è una sorta di rivalità, infine chiedersi: può il cervello controllare, tenere a bada, un mucchio di cellule impazzite? Può la mente opporsi alla morte, ostacolarla, ritardarla? Io penso di sì. Non a caso sostengo che l’anima è una formula chimica. Bè, forse quella formula contiene gli anticorpi che rifiutando di lasciarsi soggiogare dalle cellule impazzite mi forniscono, per ora, una specie di immunità.

Me ne rallegro e chiarisco subito un punto. Questa intervista non avrà nulla in comune con quelle che facevamo ai potenti della Terra. Tantomeno seguirà la traccia de «Il compagno segreto»: il racconto dove, attraverso l’alter-ego che si nasconde sulla sua nave, Joseph Conrad fruga nella propria coscienza e cerca di capire sé stesso. Il mio ruolo, stavolta, sarà semplicemente quello di porle brevi domande, spronarla a parlare. D’accordo?
D’accordo, ma di punti io devo chiarirne altri due o tre. Primo: detesto le interviste. Le ho sempre detestate, incominciando da quelle che facevamo ai cosiddetti potenti-della-Terra. Per esser buona un’intervista deve infilarsi, affondarsi, nel cuore dell’intervistato. E questo mi ha sempre incusso disagio. In questo ho sempre visto un atto di violenza, di crudeltà. Secondo: in maniera particolare ho sempre detestato quelle che i giornalisti facevano a me, non di rado manipolando le mie parole, alterandole fino a rovesciarne il significato, aggiungendo al testo scritto domande che non avevano avuto il coraggio di porre e quindi risposte che non avevo mai dato, poi riparandosi dietro il sacro e profanato principio della Libertà di Stampa. Infatti a un certo punto dissi basta, non mi beccate più. Smisi di farmi intervistare, e perfino quando uscì La Rabbia e l’Orgoglio, perfino quando uscì La Forza della Ragione, mi guardai bene dal mostrarmi e dall’aprir bocca. Sa, i miei rapporti col giornalismo sono sempre stati difficili. Oserei dire dolorosi. Ai miei occhi il giornalismo non ha quasi mai corrisposto all’idea platonica che ho di tale mestiere. E sebbene a lui abbia dedicato la maggior parte della mia esistenza, sebbene a lui debba il privilegio d’aver vissuto come un tarlo dentro la Storia della mia epoca, io mi sento più a mio agio nella solitudine della letteratura. Non a caso i miei anni più felici li ho vissuti non quando giravo il mondo e scrivevo per i giornali ma quando stavo sola con me stessa e scrivevo i miei romanzi. Ad esempio, o soprattutto, quello che l’Undici Settembre dovetti interrompere.

Allora perché ha accettato di vedermi?
Perché ho la morte addosso. La Medicina ha sentenziato: «Signora, Lei non può guarire. Non guarirà». Stando a quel verdetto, e nonostante gli anticorpi del cervello, non ho molto tempo da vivere. Però ho ancora tante cose da dire, e un’intervista m’è parsa il mezzo più sbrigativo per dirne almeno alcune.
  • La vitaLa vita
  • I LibriI Libri
  • Gli ArticoliGli Articoli
  • Le IntervisteLe Interviste
  • Rassegna StampaRassegna Stampa
  • GalleryGallery
Le immagini e i testi di questo sito sono coperti da copyright e ne è proibito qualsiasi utilizzo salvo esplicito consenso scritto.
© RCS Libri Spa 2008. Tutti i diritti riservati.