• La vitaLa vita
  • I LibriI Libri
  • Gli ArticoliGli Articoli
  • Le IntervisteLe Interviste
  • Rassegna StampaRassegna Stampa
  • GalleryGallery

La Vita

  • L'infanzia
  • I primi articoli
  • La carriera giornalistica
  • In prima linea
  • Il successo planetario
  • Il silenzio, «il Bambino» e «l'Alieno»
  • Gli ultimi anni
In prima linea - La vita - Oriana Fallaci

La drammatica sequenza del momento in cui Oriana viene ferita a Città del Messico nel 1968

In prima linea - La vita - Oriana Fallaci

Sotto il fuoco vietcong sull’Y Bridge nel 1972

In prima linea - La vita - Oriana Fallaci

In Vietnam con François Pelou

In prima linea - La vita - Oriana Fallaci

Oriana in un orfanotrofio di Saigon nel 1974

In prima linea - La vita - Oriana Fallaci

A Beirut nel 1983 con elmetto e giubbotto antiproiettile

In prima linea - La vita - Oriana Fallaci

In Kuwait nel 1991 durante la guerra del Golfo

Nel 1965 Rizzoli pubblica Se il Sole muore: un racconto coinvolgente degli anni vissuti da Oriana nelle basi della Nasa, accanto agli astronauti che divennero suoi amici. Un tema mondiale quello della corsa alla Luna, reso ancor più appassionante dal duello serrato tra Usa e Urss per l’egemonia non solo scientifica. Oriana vive a lungo gomito a gomito con gli astronauti e gli scienziati americani impegnati nei progetti Gemini e Apollo, condividendone le giornate di estenuante ricerca, gli esperimenti riusciti e falliti, le speranze e le cocenti delusioni.
Da questa straordinaria esperienza, oltre a Se il Sole muore, ricava una serie di articoli e interviste che diventano storie di copertina dell’«Europeo» (sensazionale l’intervista a Wernher von Braun, lo scienziato tedesco legato alla costruzione dei missili V2, arruolato nel dopoguerra dagli Usa) e un libro indirizzato agli alunni delle scuole medie. Quel giorno sulla Luna, pubblicato da Rizzoli nel 1970, racconta la più grande avventura del secolo: lo sbarco degli astronauti dell’Apollo 11.
Ma è il 1967 l’anno della svolta. Per conoscere da vicino il dramma della guerra, chiede e ottiene di seguire come inviata il conflitto nel Vietnam. In prima linea anche nei combattimenti più feroci, Oriana vive sulla propria pelle l’odio tra soldati, la comune paura di morire, l’irrazionalità di scontri a fuoco di una violenza disumana.
Tra il 1967 e il 1975 passa lunghissimi periodi in Vietnam, tra Saigon e Dak To inizialmente, poi a Quang Tri, Hué e Biên Hòa, ovvero in tutti i punti più caldi del Paese; nel corso del primo viaggio incontra un’atmosfera sospesa, in cui la guerra ha fatto soltanto capolino. Ma alla fine del ’68, quando vi fa ritorno con il fotografo Gianfranco Moroldo, trova un territorio devastato dagli attacchi e dal terrore.
Sono incessanti i suoi reportage spediti alla redazione dell’«Europeo», che li pubblica con grande rilievo mentre la fama di Oriana, inviata di guerra, cresce in Italia e all’estero: i suoi articoli sono acquistati e tradotti dalle maggiori testate internazionali.  
Dal diario di un anno di guerra nasce l’intensissimo Niente e così sia, edito da Rizzoli nel 1969. La Fallaci descrive il pavido egoismo dei soldati che le confessavano le proprie debolezze («fui così felice che il razzo avesse preso lui anziché me. [...] Me ne vergogno. Dio quanto me ne vergogno. Ma è così. E ti dico di più, lo sai che ti dico? Se in questo momento arriva un altro razzo, io spero che prenda te anziché me»), l’offensiva del Tet, l’assedio di Saigon, le infinite rappresaglie, criticando aspramente sia i contingenti americani e sudvietnamiti che i vietcong.
Il successo di Niente e così sia è clamoroso. La Fallaci, oltre ad aver pubblicato un libro fondamentale sulla guerra del Vietnam, ha creato un nuovo modo di fare informazione: arricchendo la pura cronaca con le rivelazioni e gli stati d’animo di chi quella guerra la fa e la subisce.
Il 1968 è anche l’anno in cui Oriana, trovandosi a Città del Messico alla vigilia delle Olimpiadi, il 2 ottobre viene coinvolta nella strage di piazza delle Tre Culture. Apparentemente ferita a morte dalla polizia che spara sugli studenti che si riparano come possono (Oriana è sdraiata a terra sulla terrazza dell’edificio Chihuahua), è trasportata prima all’obitorio, da lì miracolosamente recuperata e trasferita all’ospedale. Nonostante le gravi ferite, dal letto d’ospedale registra per «L’Europeo» una drammatica cronaca dell’eccidio di Città del Messico. Un episodio che permette di comprendere la passione, la grinta, il coraggio di una donna che ha fatto della sua professione la ragione della propria esistenza.
A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta la Fallaci è testimone attenta di tutti i fatti internazionali di maggior rilevanza: assiste alla rivolta dei neri a Detroit in seguito all’uccisione di Martin Luther King, approfondisce cause e dinamiche della morte di Bob Kennedy, analizza il conflitto indo-pachistano, segue costantemente la situazione mediorientale, intervista personaggi politici apparentemente intoccabili. Sono di questi anni le interviste ad Ali Bhutto, Haile Selassie, al generale Giap, Indira Gandhi, Golda Meir, Reza Pahlavi, Yassir Arafat, Henry Kissinger, re Hussein di Giordania, lo Scià di Persia... Pubblicate dall’«Europeo» o dal «Corriere della Sera» (Oriana aveva nel frattempo cominciato a scrivere anche per il quotidiano di via Solferino che nel suo cuore aveva sempre avuto un posto speciale: «Era stato il giornale dello zio Bruno» racconterà in Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse, e già da giovanissima avrebbe voluto collaborarvi), ventisei interviste sono selezionate dalla Fallaci e raccolte da Rizzoli nel 1974 nel volume Intervista con la storia, vera e propria silloge del suo percorso giornalistico. Nessuno è inarrivabile per la Fallaci, come testimoniano anche le interviste realizzate a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta a «potenti della Terra» come l'Imam Khomeini, Ariel Sharon, Muammar Gheddafi e Deng Xiaoping: l’odio verso le dittature e ogni forma di limitazione della libertà dell’uomo, maturato negli anni dell’infanzia sotto il fascismo, ha dato origine alla determinazione e alla verve che le rendono possibile anche l’impossibile.
La tecnica delle sue interviste, in continua crescita ed evoluzione, riesce a incunearsi sempre più a fondo nei meccanismi dei giochi di potere. Quel potere che tanto affascina Oriana, e che tanto la ripugna. Capirne le trame più segrete è la sua più grande ambizione: il momento dell’intervista si è ormai tramutato in un’azione di guerra, una partita a scacchi in cui la mossa giusta può mettere in ginocchio «l’imputato» e spingerlo a confessare cose che mai avrebbe immaginato di rivelare, cercando in tutti i modi di «ascoltare e capire come un tarlo infilato nel legno della storia». Sono essenziali gli interrogativi che la guidano: perché alcune persone piuttosto che altre hanno il potere tra le mani? Sono più intelligenti, più furbe, o soltanto più ambiziose, e quindi pronte a calpestare chiunque capiti sulla loro strada? Il potere è sempre uno strumento orribile, oppure è possibile che chi lo possieda sia innocente, semplicemente meritevole?
È un’altra Oriana, quella degli anni Settanta, lontanissima dallo stile da diva che fino a pochi anni prima ostentava nei suoi incontri con le star dello spettacolo. Le esperienze del Vietnam, del Messico, delle varie guerre cui ha assistito, unite alla mole del lavoro di scrittura, l’hanno resa ancora più severa e rigorosa con se stessa e con gli altri; grazie ai suoi articoli e ai suoi libri è conosciuta in tutto il mondo, amata dai lettori, già un simbolo per molte giovani donne che vorrebbero intraprendere il suo stesso percorso.
  • La vitaLa vita
  • I LibriI Libri
  • Gli ArticoliGli Articoli
  • Le IntervisteLe Interviste
  • Rassegna StampaRassegna Stampa
  • GalleryGallery
Le immagini e i testi di questo sito sono coperti da copyright e ne è proibito qualsiasi utilizzo salvo esplicito consenso scritto.
© RCS Libri Spa 2008. Tutti i diritti riservati.